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D-Wine: GIAI VINI

di Alessandro Oteri – La Puglia, una delle più belle regioni d’Italia: la terra rossa bruciata, la natura aspra e contorta, il paesaggio marino che lascia senza respiro, l’odore della salsedine e della macchia mediterranea. I profumi e i colori di questa straordinaria regione si assaporano nelle bottiglie di Giai Vini, ottenute dai circa 30 ettari di vigneti dell’azienda distribuiti nell’arco jonico.

Daniele Marinelli e sua moglie Tiziana sono la giovane coppia che, con dedizione e amore, porta avanti la ditta di famiglia fondata nel 1943 dal nonno di Daniele.

Tutte le etichette di Giai Vini sono dedicate alla famiglia – dicono Daniele e Tiziana – così come lo stesso nome della cantina. Giai Vini, infatti, vuol dire Giovanni, il nome dato al nostro bambino, scomparso prematuramente. Così lo chiamava sua sorella Lucrezia, nella lingua imperfetta dei suoi 3 anni. Come una melodia, il suo nome risuona in casa, in cantina, tra i filari delle vigne, in ogni goccia del nostro vino. A Lui dedichiamo la nostra rinascita, la nostra azienda”.

L’azienda produce principalmente primitivo, negramaro, malvasia nera, un po’ di malvasia bianca e chardonnay. Il pezzo forte, senza voler togliere nulla altre altre bottiglie, è ovviamente il Primitivo di Manduria.

Lucrè Primitivo di Manduria D.O.P., con il suo colore rosso rubino, quel profumo leggero e fruttato che lo contraddistingue, la sua intensità morbida e corposa allo stesso tempo, è perfetto da accompagnare a piatti robusti di carne, salumi, formaggi a pasta dura.

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Corimia Salento I.G.P. Primitivo, dal colore rosso tendente al violaceo, dal sapore pieno e fortemente aromatico, leggermente meno corposo di Lucrè, si sposa, anch’esso, con piatti carne, salumi e formaggi a pasta dura.

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Anche i nomi di queste bottiglie hanno un significato particolare per Daniele e Tiziana. “Lucrè è il diminutivo della nostra primogenita, Lucrezia, mentre Cori Mia in dialetto vuol dire Cuore mio cioè la famiglia, il fulcro”.

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Famiglia, amore e tradizione sono gli ingredienti di questi straordinari vini.

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Brunella Platania racconta Heathers – Il Musical

Heathers”, il musical ispirato al film-cult del 1989 “Heathers – Schegge di Follia” con Winona Ryder e Christian Slater, si prepara a debuttare in Italia. Una scelta coraggiosa, molto audace e interessante, voluta da un trio di professionisti di tutto rispetto, quali Brunella e Maria Laura Platania e Marcello Sindici.

In America, dove ha debuttato nel 2013 con grande tributo di pubblico e critica, “Heathers” è diventato un vero e proprio fenomeno di massa.

Lo spettacolo tratta tematiche di grande attualità: bullismo, adolescenza a rischio, omofobia, suicidio: argomenti profondi, trattati con pensosa leggerezza e in chiave esorcizzante, grazie anche a una colonna sonora rock, originale e coinvolgente, pienamente aderente ai momenti salienti e ai passaggi narrativi della trama.

Brunella Platania, regista, attrice, cantante, un grande nome del teatro italiano, e che di “Heathers” ha curato la regia e l’adattamento in italiano, ci racconta il perché di questa particolare scelta.

Perché Heathers? È stata una scelta solo artistica o per i temi trattati?

Ho strenuamente voluto questo spettacolo: ho insistito e mi sono applicata con determinazione, insieme a Marcello Sindici, per ottenere la possibilità di portarlo in scena in Italia, anche se per ora in una High School Edition, che comunque è di tutto rispetto.
È stata una prima di tutto scelta artistica perché mi sono innamorata sia della colonna sonora, che è molto rock, molto forte e assolutamente accattivante, sia della messa in scena teatrale di un film cult degli anni ’90 “Schegge di Follia”, a cui sono molto affezionata.
Pensare che qualcuno abbia trovato il coraggio e il modo di portare in scena la storia controversa che racconta il film, mi ha completamente affascinato. Ovviamente la pellicola tratta argomenti molto forti, pur con accenti a tratti ironici e leggeri, che, nella versione teatrale, sono ancora più rilevanti.
Quello che ha convinto me, Maria Laura e Marcello sono stati proprio questi argomenti, tra l’altro attualissimi, che, essendo così forti, vanno per forza trattati con un minimo di leggerezza.
La colonna sonora, insieme con quell’impronta più ironica e- direi quasi – sopra le righe, serve proprio a questo, a sdrammatizzare un po’ i toni, perché altrimenti sarebbero troppo pesanti per uno spettacolo teatrale.

C’è un messaggio?

E’ uno spettacolo con un messaggio importantissimo. Tratta argomenti scottanti, duri, pesanti. L’occhio è puntato sul microcosmo di una scuola che è rappresentativa di un mondo in corruzione e, soprattutto, su questa adolescenza che attraversa un momento delicatissimo.
Abbiamo messo sotto una lente d’ingrandimento un po’ deformante, proprio per garantire maggiore serenità nell’audience, i veri problemi adolescenziali, le tematiche che riguardano i nostri figli, i figli di questo mondo: il bullismo, l’omofobia, il suicidio adolescenziale che è conseguenza della sofferenza, della mancanza di equilibrio, della mancanza di protezione, dell’assenza degli adulti che a volte ignorano o non vedono il dolore dei giovani.
Il “male” e il disagio ormai passano attraverso mezzi che sono poco controllabili: tutte tematiche di un’attualità sconvolgente molto vicine a noi.
Lavorare a questo spettacolo, in versione italiana, con un cast di ragazzi, ci ha portato a curare l’adattamento con molta attenzione e scrupolo, proprio perché il messaggio passasse con più incisività.

In generale il musical e il teatro devono trasmettere un messaggio? È uno dei compiti dell’arte in generale?

L’arte è comunicazione, è veicolo di emozione, di sentimenti, di tradizione, è il modo che hanno gli esseri umani, in qualche modo, di eternare se stessi, le proprie potenzialità e capacità e di tramandare, di far arrivare la loro voce anche a chi ci sarà dopo.
Certamente l’arte ha questo compito, ma non dimentichiamo che mantiene anche quello del divertimento e dell’intrattenimento.
In qualche modo, bisogna che i due aspetti siano legati tra loro, perché dove c’è leggerezza, i messaggi profondi arrivano in maniera più diretta, perché si predispone il pubblico a uno stato d’animo più ricettivo.

Lo spettacolo ha mantenuto l’ambientazione negli anni 80?

Lo spettacolo ha un’ambientazione più anni ’90. Quegli anni erano meno problematici per la generazione giovanile, anche se gli adolescenti hanno sempre vissuto gli stessi problemi.
Dal mio punto di vista gli anni ’80 davano più ganci, offrivano più possibilità di appoggio, di motivazione e di “salvezza”.
Negli anni ’90 abbiamo assistito a un passaggio verso un’atmosfera più cupa, più demotivante e quindi alcune problematiche anche incomprensibili sono venute più in superficie e si sono rese più evidenti.
Questa è la chiave dello spettacolo. All’improvviso, in una mente non completamente sana si è insinuato il tarlo della demolizione di una generazione a sé contemporanea, una sorta di autodistruzione proprio per eliminare traccia di quelli che nel musical sono chiamati dinosauri.

Quale sarà il futuro di questo Heathers?

Il futuro di Heathers lo decideranno il pubblico e lo spettacolo stesso!
Da parte nostra ce la mettiamo tutta, perché sia un lungo futuro.
È la prima volta che viene portato in Italia,; poi debutterà a Londra nel 2018 e infine sbarcherà anche in altri paesi europei.
Non è certamente uno spettacolo semplice, ma è assolutamente attuale e artisticamente straordinario, perciò speriamo che nel futuro abbia una grande diffusione, soprattutto per il messaggio che contiene e perché parla dei giovani, è fatto da giovani e non può non lasciare il segno in chiunque lo venga a vedere.

Vi aspettiamo dal 20 al 22 ottobre allo Spazio Diamante di Roma.

Per tutte le informazione visitate la pagina Facebook ufficiale “Heathers the Musical Italia – High School Edition” e il sito www.heathersmusicalitalia.com

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Silver si racconta: “Sono molto soddisfatto del primo album. Ora penso al tour e lavoro sul secondo”

L’estate prepotentemente è arrivata e reclama la sua colonna sonora. Quale scelta migliore del sound del giovane e talentoso Silver?

Da qualche tempo, l’ex concorrente di X Factor 3 ha pubblicato il suo primo album che racchiude, oltre a pezzi inediti, anche tutti i singoli usciti nel giro degli ultimi anni. Brani molto diversi tra loro, per stile e intensità: dalla classica canzone per l’estate a pezzi più intimisti e riflessivi.

Questo è Silver, questa la sua anima. Un ragazzo giovane, ma con le idee chiare su chi è e che cosa vuole dire al suo pubblico. Così, mentre compone le canzoni del prossimo album, Silver si racconta a Cosmopeople a trecentosessanta gradi, così come nei testi delle sue canzoni.

D. Silver, facciamo un bilancio dalla pubblicazione del tuo primo album.

R. L’uscita del primo album è stata una grande soddisfazione. Stavo facendo un singolo dietro l’altro, un singolo e il suo video, rispettando le esigenze del nuovo mercato discografico e il fatto che sia più facile promuovere un brano alla volta. Però, a un certo punto un artista ha bisogno anche di un album fisico in mano, è più bello. Tracciare un proprio percorso su YouTube è una cosa, averlo in mano fisicamente è un’altra e lo preferisco decisamente.

L’album raccoglie tutti i miei singoli, presenta brani inediti e recupera anche un pezzo che viene dal mio passato, “Glass of Water“, una ballad  che avevo scritto con la mia prima band, un brano in inglese che segna un po’ il mio inizio.

Nel disco è presente anche una cover di DylanIt’s All Over Now Baby Blue“, un pezzo e un cantante che per me hanno un significato particolare. Mio padre mi faceva ascoltare le sue canzoni dalla mattina alla sera, tanto che me lo ha fatto pure odiare a un certo punto. “It’s All Over Now Baby Blue” chiudeva l’album di Dylan del ’65, “Bringing It All Back Home“, un album che segnava il suo passaggio dall’acustico all’elettrico;  mi è piaciuto, pertanto, che chiudesse anche il mio album, un piccolo tributo per sottolineare quanto è stato importante per me Dylan.

Gli altri pezzi rappresentano un vero e proprio percorso di crescita, sono spaccati della mia vita. Tutti i brani sono scritti da me, testo e musica, rappresentano la mia vita, le mie esperienze; quando li riascolto vedo la mia crescita, le mie emozioni, le sensazioni che ho provato.

D. Ci sono pezzi a cui sei più affezionato o che ti ricordano momenti particolari della tua vita?

R. Mi piacciono tutti i miei pezzi anche se ci sono delle ballad a cui sono più emotivamente legato, perché mi ricordano precisamente cosa stavo pensando, cosa stavo vivendo. “Ora Tocca a Me“, ad esempio. Si tratta di un dialogo tra una persona matura, che ha già vissuto, e un giovane che deve iniziare la propria vita e che grida “ora tocca a me, ora è il mio momento. Voglio guardarmi allo specchio e vedere un riflesso di te, ma adesso è il mio turno“. Dall’altra parte l’adulto, che riconosce la necessità di dare pieno spazio alle giovani generazioni, risponde dicendo “adesso è il tuo momento, costruisci la tua vita, tu che puoi e ha più possibilità di me, sei più fortunato di me”. Io sono educatore scout e credo che sia proprio questo mio ruolo e le esperienze vissute in tale ambito a rappresentare una fonte di ispirazione per la nascita di questa canzone. Certo io non sono “anziano”, sono dalla parte del giovane, ma ho assunto anche il ruolo dell’anziano proprio per il rapporto che ho come educatore con i bambini più piccoli che frequentano il gruppo.

Altri pezzi sono invece un po’ più movimentati, sono un’altra parte di me. Diciamo che quando sono al sole scrivo pezzi energici, quando sono chiuso nella mia stanza escono brani più emotivi ed intimi. Così mostro Silver a trecentosessanta gradi: quello più allegro e giocoso e quello più intimo e riflessivo.

Questo Amore“, che apre l’album, è un brano molto allegro, con cui gioco sui colori e sulla bellezza di essere sempre aperti a tutto, evitando preconcetti, pregiudizi, categorizzazioni in amore come nella vita. In “Tutto Diverso” ho voluto suonare anche l’ukulele, perché fa estate ed è un brano che vuol portare allegria a me e a chi lo ascolta.

D. Tu nasci come leader di una band, i Sunshine. Ti manca la dimensione band?

R. La vita da band è bella: quando hai un progetto comune, come lo avevo io con i Sunshine, vivi le stesse emozioni, ci credi tu come gli altri, ti senti un unico soggetto. Si ha  tutti la stessa età, le stesse speranze, si è felici e si è tristi insieme. Questa cosa un po’ mi manca. Mi manca anche non essere più il leader di una band.

Adesso sono però il leader di me stesso, ovviamente dietro c’è una struttura che crede fortemente nel progetto, che condivide con me lavoro, scelte, cura promozione, produzione, comunicazione e tutto, una squadra solida ed unita, perché da soli non si può fare niente.

D. Quali sono i tuoi prossimi programmi?

R. Adesso sono impegnato con la promozione e i live anche se ormai sono un po’ in dirittura d’arrivo: un album dura un annetto e poi bisogna fare altra roba e difatti stiamo lavorando in questo senso. Sono stato in  Svizzera, sia in televisione sia in radio, abbiamo colto la possibilità di promuovere l’album anche all’estero. Ci sono diversi eventi per l’estate (tutti i dettagli su www.silverofficial.it). Inoltre, si lavora a nuovi brani. Come sempre, quando si promuove qualcosa, si sta già scrivendo altro, non ci si può mai fermare anche perché scrivere pezzi è importante ed è una cosa che mi piace fare. Non ho ancora deciso se fare un nuovo singolo o intervallarlo con un’eventuale collaborazione, però i brani dell’album sono già tanti e bisognerà fare una scelta, vedere gli arrangiamenti, ma all’orizzonte c’è sicuramente un altro album.

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D. La domanda è d’obbligo: ci racconti qualcosa della tua partecipazione a XFactor 3?

R. Io arrivavo dalla band The Sunshine, ero l’unico cantante della band, all’epoca di X-Factor 3 non si poteva entrare come band nel programma e, pertanto, mi sono presentato come solista. Sono rimasto nel programma tre mesi, in pratica quasi fino alla fine, perché sono arrivato in finale, mi sono classificato quarto. Tre mesi che ho vissuto appieno e che, secondo me, equivalgono a tre anni per intensità di lavoro, di esperienze e di collaborazioni importanti.

Ho appreso veramente tanto, sono cresciuto grazie a Luca Tommasini e ai suoi insegnamenti su come stare sul palco, come gestire le telecamere che c’erano in giro per lo studio. Sono cose grandi: quando sei lì ti rendi conto, magari, che non sei capace, però con il tempo e con un po’ di pazienza impari, anche senza che qualcuno te lo spieghi direttamente. L’importante è che tu abbia occhi veloci, pronti a carpire qualsiasi tipo di movimento e ad apprendere anche eventualmente dagli errori altrui, così da non replicarli: è veramente importante essere come una spugna per crescere il più possibile.
Un’altra persona che mi ha insegnato molto è Morgan, il mio coach. Sia con Luca che con Morgan esiste ancora un bel rapporto di amicizia.

D. Il tuo nome è spesso legato anche a opere di volontariato e a raccolte fondi.

R. Credo che c’entri anche qui lo scoutismo. Sono cresciuto in una famiglia di un certo tipo che mi ha sempre fatto fare esperienze di volontariato. Reputo il volontariato molto importante. Sono nato in un paesino molto piccolo dove, se non ci fossero state queste attività, queste iniziative, ci sarebbe stato ben poco da fare. Vedevo le persone grandi che facevano queste cose e quando sono cresciuto ho voluto dare anche io il mio contributo, grazie al mio mestiere lo posso fare, partecipando ad eventi benefici e  iniziative di volontariato, perché reputo importantissimo l’impegno in ambito sociale.

D. Che importanza hanno secondo te i social network? Sono un valido strumento per farsi conoscere e far conoscere la propria musica?

R. I social network oggi sono importantissimi. I social permettono di arrivare a un pubblico molto più vasto e di farsi conoscere soprattutto dai più giovani. Nel mio caso, credo, che insieme alla TV e alla radio,  mi abbiano permesso di far conoscere la mia musica a un pubblico sempre più vasto.

Foto di Davide D’Errico

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Cantine San Marzano: profumi, sapori e cultura della Puglia

di Alessandro Oteri – Le previsioni del meteo sono catastrofiche: una tempesta di feste si abbatterà sulla penisola dal 25 dicembre, con raffiche di pranzi di grandi consistenza. E noi siamo pronti: forchetta e coltello alla mano, dopo un anno di allenamento della mascella, lontani dalla prova costume, non vediamo l’ora di mangiare tutte le prelibatezze che Natale & c. offrono. Antipasti di terra e di mare, caldi e freddi, alici marinate, una ricca savoiarda, pasta all’uovo fatta in casa con ragù che ha bollito giorni, ravioli in brodo, tacchino ripieno di castagne o faraona alla melagrana, insalata russa, capricciosa, panettone con crema al mascarpone, zabaione allo champagne e chi più ne ha, più ne metta. Di fronte a tutto questo ben di dio, non si può trascurare una cosa molto importante: il vino! Eh sì, signori miei, che pasto sarebbe senza il vino? Per pranzi simili, poi, ci vorrebbe un buon vino: corposo, intenso e profumato. Ovviamente italiano.

Io quest’anno ho scelto di accompagnare i pasti delle mie feste con dei vini che ritengo rappresentino al meglio la nostra nazione e la nostra tradizione: i vini di Cantine San Marzano. Ottimi rossi corposi, ricchi, intensi ma morbidi al palato e bianchi da un gusto che non si può che definire mediterraneo, perché, se chiudi gli occhi mentre li sorseggi, ti sembrerà di essere vicino al mare, tra ulivi odorosi.

Cantine San Marzano porta la Puglia in tavola. I suoi vini nascono proprio nell’area Dop del Primitivo di Manduria: a cavallo tra il mar Ionio e l’Adriatico, tra le province di Taranto e Brindisi, dove il suolo è arido, argilloso e calcareo, a tessitura fine, e i vigneti poggiano su strati di roccia tufacea molto superficiali. È questo il tipico terroir mediterraneo, caratterizzato anche da un’intensa presenza di ossidi di ferro, che conferisce quella nota colorazione rossa alla terra. Una zona che risente anche di un clima estremo: arsura, brina, venti di scirocco, alte temperature, forti escursioni termiche fra il giorno e la notte e venti provenienti delle vicine coste, da cui la vite, pur provata, riesce comunque a trarre giovamento.

Da questi vitigni nascono vini pregiati e raffinati, ottimi per pranzi ricchi e abbondanti, come quelli che ci aspettano nei prossimi giorni, ma anche per i pasti di ogni giorno o come vini da meditazione. Cantine San Marzano ha nel suo listino vini per ogni occasione o, meglio, adatti per le più diverse portate.

Indiscusso padrone di casa è il SESSANTANNI Primitivo di Manduria DOP, un vino che ha segnato la storia delle Cantine: corposo, ma morbido, di colore rosso rubino intenso, profumo fruttato e leggermente speziato, con un retrogusto di cacao, caffè e vaniglia, si accompagna perfettamente a robusti primi o piatti di carne. La sua evoluzione è ANNIVERSARIO 62 Primitivo di Manduria DOP Riserva. Entrambi sono anche vini da meditazione.

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EDDA (Lei) Bianco Salento IGP è il bianco ideale da abbinare ai piatti di pesce o ai formaggi. è un vino fresco, colore paglierino con riflessi dorati e un profumo intenso floreale, di pesca e vaniglia, un vino di tempra minerale, come l’anima di una elegante donna salentina. Un fresco profumo di Mediterraneo.

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LIBOLL è invece il fresco, brioso e gradevole spumante Extra Dry della casa, ottimo per l’aperitivo o per accompagnare antipasti di mare. Ha un perlage vivace e una piacevole spuma che riempie il palato, lasciando un fresco sentore di delicati fiori.

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E per concludere il pasto, ottimo come accompagnamento al dessert, 11 FILARI: un intenso vino da meditazione color rosso rubino, con percezione di miele mitigato da una giusta acidità.

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Con Cantine San Marzano, leader del settore vitivinicolo pugliese fin dal 1962, si portano in tavola i profumi, i sapori e la cultura della Puglia.

Che dire di più? Provateli e buone feste a tutti.

Per info www.cantinesanmarzano.com




50 sfumature- il Musical. Torna a Milano lo spettacolo evento della stagione per una unica replica il 31 gennaio al Teatro LinearCiak

Lo spettacolo rivelazione dell’anno, dopo una lunga e proficua, tournée, dove ha riempito, ogni sera, le sale quasi al completo, si prepara a tornare nella città che per prima lo ha consacrato: Milano. Stiamo parlando della commedia musicale più irriverente e divertente di questi ultimi anni, 50 sfumature – il Musical. Lo spettacolo si diverte a smontare la già esile trama dell’omonimo romanzo di E.L.James, e a prenderne ferocemente in giro i contenuti. Ecco allora nascere gag e canzoni che fanno letteralmente sbellicare lo spettatore dalle risa. Io, personalmente, sono stato male dal ridere fin dalla prima canzone “c’è un buco dentro me”. Non riuscivo a smettere di ridere. Ma se il plauso per questa divertente opera va senza ombra di dubbio attribuito al testo, parimenti va attribuito al cast stellare di giovani che interpretano i personaggi di questa storia. Attori di indubbie capacità recitative, in grado di far ridere solo alzando un sopracciglio, capaci di far sentire il pubblico complice nel prendere in giro il testo del libro. Un’operazione geniale con cui solo un cast di così alta preparazione poteva confrontarsi con successo. A partire dal grande e istrionico Christian Ginepro e alla sua degna compare Giovanna d’Angi fino alla finalmente pantera a aggressiva Loretta Grace. Tutto il cast meriterebbe di essere qui menzionato per l’altissimo livello. Uno spettacolo ben costruito anche a livello scenico, con una pedana rotante per creare di volta in volta i vari luoghi in cui si svolge la storia. Storia che, dal canto suo, è portata avanti con ritmo serrato fino al brano finale.
Che cosa dire. Quello che sulla carta sembrava essere un musical mediocre, grazie alla compagnia di questi giovani affiatati attori si è trasformato in un successo di pubblico e critica assolutamente meritati.
Il prossimo 31 gennaio, lo show torna a Milano al Teatro LinearCiak, un evento imperdibile per chi ancora non avesse visto questo musical ma anche un’ottima occasione per chi volesse sbellicarsi dalle risate ancora una volta. Inoltre, su volere di Christian Ginepro, parte del ricavato dalla vendita dei biglietti verrà dato in beneficenza per aiutare bambini di paesi poveri che vivono difficili situazioni di vita.




Trionfa agli Arcimboldi il meraviglioso musical Disney “Beauty and the Beast”

Il 10 dicembre scorso, ha debuttato al Teatro degli Arcimboldi di Milano, con grande successo il musical “Beauty and the Beast”.
Lo spettacolo, portato in scena dal cast americano originale, in tournée per festeggiare i 20 anni dalla prima rappresentazione, si è presentato alla stampa e al pubblico con credenziali molto ricche: musica dal vivo con orchestra di 11 elementi, imponenti scenografie, tra cui 240 kg di tenda stellata, 580 sontuosi abiti di scena, 81 parrucche, 107 mt di stelle filanti e tanti meravigliosi e stupefacenti effetti visivi.
Le aspettative non sono proprio state deluse.
Il pubblico era completamente immerso nella magia dello spettacolo, tra risate e momenti di commozione.
La storia è quella di Belle, una giovane ragazza che vive in un paese di provincia, e di un principe intrappolato nel corpo mostruoso di una bestia da una fata. Se la bestia imparerà ad amare e ad essere a sua volta amata, l’incantesimo cesserà e potrà così riprendere le sue fattezze umane. Il tempo sembra passare invano ma l’arrivo di Belle nel castello cambierà tutto.
Lo spettacolo è brillante, molto ben ritmato. In scena attori anche cantanti anche ballerini eccezionali, a partire dai due protagonisti Hilary Maiberger (Belle) e Darick Pead (Beast). Il pubblico applaude e si lascia trascinare dalle splendide canzoni, da quella di apertura “Belle” alle commoventi “Home”, “How long must this go on”, “If I can’t love her”, alle esilaranti e trascinanti “Gaston” e “Be our guest”. Un plauso particolare va a Hilary Maiberger quando canta “A change in me”: la sua intensità vocale va dritta al cuore dello spettatore e le fa guadagnare l’applauso più forte.
Finalmente anche Milano può assaporare la magia di un vero Musical che, ovviamente, non poteva che arrivare da Broadway.
Beauty and the Beast rimarrà in scena al Teatro degli Arcimboldi fino al 3 gennaio 2015.
Lasciatevi conquistare dalla magia di questo spettacolo targato Disney.




Red Bull Salmo Secret. A Napoli un’esperienza irripetibile con il rapper Salmo

Nella notte del 31 ottobre si è svolto a Napoli, nel Museo del Sottosuolo, il Red Bull Salmo Secret: un concerto esclusivo del rapper Salmo, riservato a pochissimi ospiti, in una location che è rimasta segreta fino a poche ore prima dello show.

Quasi tremila persone hanno partecipato al contest ma solo quaranta (più un accompagnatore a testa) hanno vinto rispondendo correttamente agli enigmi che lo stesso Salmo ha ideato sul sito di Red Bull. Si sono ritrovate alle 21:00 in Piazzale Tecchio a Napoli, senza sapere dove sarebbero state portate e cosa avrebbero vissuto. Grande emozione tra i ragazzi e, attraverso il passaparola, è scattata subito la caccia al luogo dello show.

Una volta saliti sul pullman, i fan sono stati fatti entrare da una piccolissima porta che accede direttamente al Museo del Sottosuolo e, percorsi i 130 scalini, hanno potuto assistere ad una serata originale ed esclusiva a 30 metri sottoterra, fra le meraviglie della Napoli Sotterranea.
Salmo, accompagnato da Dj Slait, ha suonato brani estratti dall’ultimo album “Midnite”, disco d’oro 2013 a pochi mesi dall’uscita, ed eseguito i classici estratti da “Death Usb”, “The Island Chainsaw Massacre” e dai fortunatissimi Machete Mixtape  inclusa “Venice Beach”, la hit di cui Salmo ha registrato brano e video in sole ventiquattr’ore vincendo la sfida lanciatagli proprio da Red Bull: il video ad oggi ha già  superato il milione di views su Youtube.
Red Bull Salmo Secret è stata un’esperienza irripetibile che ha permesso ai fan di essere a stretto contatto con il loro beniamino e di provare l’emozione di assistere ad un live sottoterra in una location unica.

Un’emozione condivisa dallo stesso artista che alla fine dello show ha dichiarato:
“La location era particolarissima ed unica ed e’ stato fighissimo avere i miei fan così vicino da poter sentire la loro voce cantare tutti i miei testi a memoria.




Kings – Il gioco del potere. Prima nazionale al Teatro Tertulliano di Milano dal 5 al 22 novembre 2014

Potere, corruzione e tradimento: Kings, drammaturgia originale tratta dall’Enrieide di Shakespeare, condensa in un unico spettacolo l’inarrestabile corsa verso il potere della monarchia inglese.

Sette attori in scena, l’ambientazione in un cantiere postmoderno, costumi che accompagnano il percorso dello spettacolo, dal medioevo fino all’epoca contemporanea. Sono questi gli elementi di uno spettacolo che vuole parlaredell’Inghilterra del XIV secolo alla luce del nostro tempo.

Riccardo II, Enrico IV, Enrico V diventano gli emblemi di una parabola storica irrefrenabile: se con Riccardo II la monarchia è emanazione divina e caposaldo intoccabile, con Enrico IV ed Enrico V il potere si sgretola e conduce ad una nuova concezione che trova fondamento sul consenso del popolo.

Lo scorrere della storia dalla legge al caos, dall’ordine al disordine, il gioco tragicomico del potere, che si ripete sempre uguale, inframmezzato da battaglie, incoronazioni, sacrifici di nuovi capri espiatori, ma anche una storia di padri contro figli, di uomini contro donne. Il potere si sfalda nella sua ripetizione. I toni diventano grevi e il mondo si appallottola e diventa una grande abbuffata. La corruzione dilaga. Così come oggi gli scandali del Mose e dell’Expo rimettono al giudizio del popolo l’operato della politica, la trasformazione del potere nell’Inghilterra del XIV secolo passa attraverso crimini e flussi di denaro. Cambiano i re, ma non la sostanza delle cose. Il salvatore di oggi sarà il capro espiatorio di domani.

Uno spettacolo dal forte impatto visivo, che travolge lo spettatore in una girandola di trasformazioni, in cui la parola di Shakespeare si incarna in un cast di attori versatili, impegnati a interpretare più personaggi che sono funzioni delle dinamiche politiche che si ripetono inesorabilmente nel flusso della Storia. L’adattamento drammaturgico condensa in un unico spettacolo un’epopea ricchissima di evoluzioni, con l’intenzione di cogliere l’universale delle relazioni di potere e di scolpire tre figure di monarchi costretti a responsabilità enormi e combattuti tra volontà e necessità.

Lo spettacolo è ambientato in un fitto reticolato di ponteggi, scale, assi e cavalletti metallici (scenografia di Giuseppe Scordio e Saverio Assumma), che vanno a costituire un cantiere, che si rivela ben presto essere un cantiere sterile, che non costruisce niente, un insieme di ponteggi abbandonati come le Grandi Opere che la politica mette in piedi senza mai riuscire a portarle a termine. Una struttura per definizione incompiuta, dove le scale non conducono da nessuna parte, come nelle opere di M. C. Escher.

Un forte significato simbolico assumono i costumi (sartoria Streghe & fate), cui è demandata la funzione di raccontare il passaggio delle epoche, dal Medioevo di Riccardo II, dominato da dinamiche di potere legate al codice d’onore, al rispetto della cavalleria e di alcune regole ferree fino all’epoca di Enrico V, che sembra la nostra contemporaneità, dove la politica è marketing e la leadership è team building.

La tragedia si trasforma gradualmente in commedia e finisce miseramente in farsa.

Kings – Il gioco del potere.

Da Riccardo II, Enrico IV ed Enrico V di William Shakespeare

Drammaturgia di Michelangelo Zeno

con Giuseppe Scordio e Piero Lenardon, Angelo Donato Colombo, Enrico Ballardini, Federica D’Angelo, Martino Palmisano, Paolo Grassi

Regia di Alberto Oliva

 




Spring Awakening, il successo di Broadway arriva finalmente a Milano al Teatro Menotti dal 12 al 30 novembre 2014

Spring Awakening, dopo il grande successo della prima stagione 2013/14, si prepara ad incantare l’Italia con il prossimo tour 2014/15, confermandosi come spettacolo dirompente nel panorama del musical internazionale. L’opera di Duncan Sheik e Steven Sater ha rappresentato per Broadway una vera e propria rivoluzione di genere, stravolgendo i codici espressivi e le consuetudini stilistiche del musical tradizionale. Ampiamente ripagata sia dal pubblico che dalla critica, Spring Awakening ha letteralmente sbancato nell’edizione 2007 dei Tony Awards, ottenendo undici candidature e vincendo otto riconoscimenti tra i più importanti (tra cui miglior musical, miglior regia, miglior libretto) e un Grammy Award per le migliori musiche.

Tratta dalla controversa pièce teatrale di Frank Wedekind Risveglio di Primavera, pubblicata nel 1891 e a lungo oggetto di censura per la scabrosità e la provocarietà dei temi, l’opera ha per protagonisti un gruppo di adolescenti nella Germania del diciannovesimo secolo alle prese con la scoperta della propria identità sociale, affettiva e sessuale. Questi, loro malgrado, verranno a contatto con la moralità della società e con l’ipocrisia degli adulti.

L’allestimento italiano di Spring Awakening, per la regia di Emanuele Gamba e la direzione musicale di Stefano Brondi, mantiene una stretta aderenza al libretto. La sfida è proprio quella di affrontare un musical atipico nel suo genere: scene di nudo, abuso di minori, masturbazione, stupro, suicidio ma anche inno alla vita, alla gioia, a una natura nuova e rigogliosa, alla speranza. Il testo è recitato in italiano ma l’inglese è mantenuto nelle canzoni, affinché niente si perda della straordinaria forza espressiva delle musiche. Unica concessione dell’allestimento italiano riguarda l’ambientazione: la Germania di fine secolo viene sostituita con l’Italia degli anni Trenta, i cui richiami iconografici si riflettono nella scenografia, nei costumi e nelle acconciature. Sullo sfondo, per ricordare l’ambiente scolastico in cui si muovono i giovani personaggi, una grande lavagna, su cui verranno proiettate le traduzioni delle canzoni con video dall’incredibile impatto scenico.

Sul palco giovani attori, grintosi e pieni di talento, tra cui Federico Marignetti, Arianna Battilana, Flavio Gismondi e Tania Tuccinardi.

Spring Awakening – Risveglio di Primavera
Dal 12 al 30 novembre Teatro Menotti
Via Ciro Menotti 11 Milano

Orari:
martedi, giovedi, venerdi e sabato ore 20.30
mercoledi ore 19.30 (tranne il 12 ore 20.30)
domenica ore 17.00

Per info e biglietti:
Teatro Menotti – Tel. 02.36592544
www.teatromenotti.org
Biglietti da 25 Euro
Convenzioni per gruppi e scuole




La Famiglia Addams arriva a Milano ed è subito un successo.

Ha debuttato con grande successo, ormai da qualche giorno, al Teatro della Luna di Milano, il musical “LA FAMIGLIA ADDAMS”, divertente commedia musicale basata sui personaggi creati da Charles Addams negli anni trenta. Un cast di tutto rispetto: Elio, nei panni del dissacrante Gomez e Geppi Cucciari, che fa il suo debutto nel mondo del musical, in quello della conturbante Morticia. Il musical (versione Broadway, classe 2009) dedicato all’eccentrica e gotica famiglia americana, protagonista di film, serie tv (che festeggia quest’anno i 50 anni), e strisce a fumetti, famosa in tutto il mondo per il brillante umorismo nero, i travolgenti paradossi e la pungente satira di costume, si avvale dei testi di Marshall Brickman & Rick Elice e delle musiche di Andrew Lippa. La versione italiana, con le musiche originali di Lippa, vanta la regia di Giorgio Gallione, traduzione e adattamento di Stefano Benni, scene di Guido Fiorato, direzione musicale di Cinzia Pennesi, coreografie di Giovanni Di Cicco, luci di Marco Filibeck. Gli abiti di scena, in totale 50, sono disegnati dallo stilista Antonio Marras, e realizzati dalla Sartoria del Piccolo Teatro di Milano – Teatro D’Europa, con cristalli Swarovski (150.000). Per l’immagine ufficiale del tour è utilizzato il disegno a fumetto originale disegnato da Charles Addams. La trama  è semplice e anche piuttosto prevedibile. Mercoledì Addams s’innamora di un ragazzo “normale”, Lucas, si confida con il padre e gli fa giurare che non rivelerà a Morticia del suo fidanzamento con Lucas e della sua proposta di matrimonio. E’ la prima volta che Gomez tiene un segreto rispetto alla sua adorata consorte. Tutto cambierà completamente per entrambe le famiglie nella notte cruciale in cui gli Addams invitano a cena Lucas e i suoi genitori Mal e Alice. La tensione salirà alle stelle, tra sospetti, equivoci, incidenti, confessioni, stramberie, trovate divertenti, ma anche note malinconiche. E i membri della famiglia Addams, che, per quanto facciano, non riescono proprio a comportarsi normalmente.  Per risolvere la situazione, sarà fondamentale l’intervento degli avi (i vivi, i morti e quelli che ancora non hanno deciso), chiamati in soccorso da Zio Fester in occasione della consueta riunione annuale presso il cimitero di famiglia. Per l’ambientazione, il regista si è ispirato ai telefilm degli anni ’60 rivisitandoli in una chiave gotica molto glamour, contemporanea, e irreale, che richiama fortemente le atmosfere di Tim Burton, in linea con gli abiti creati da Marras. Si è puntato fortemente sull’eccentricità degli Addams e sulle loro stramberie. Scenografie caratterizzate da grandi sculture, tra arte contemporanea e humor nero, e la casa degli Addams che è quasi un personaggio a se stante, volutamente senza arredi, surreale, stilizzata, e fatta di macro oggetti stravaganti: grandi pareti con scheletri in rilievo, la camera degli ospiti che è un ragno enorme alto circa quattro metri, il divano di famiglia costituito da un coccodrillo imbalsamato, fiori che si eccitano e svengono. Oltre a Elio e Geppi, sul palco ci sono 20 giovani artisti, tra cui spicca Pierpaolo Lopatriello, nei panni di zio Fester, vera anima dello spettacolo con la sua travolgente simpatia e la sua bravura. Il tour, che ha debuttato a Milano il17 ottobre scorso, farà poi tappa successivamente a Trieste (Teatro Politeama Rossetti), Bologna (Teatro Europauditorium), Genova (Teatro dell’Archivolto), Torino (Teatro Colosseo), Roma (Auditorium Conciliazione), Ancona (Teatro delle Muse), Firenze (Teatro Verdi), Lecce (Teatro Politeama Greco). L’organizzazione dello spettacolo è a cura di Murciano Iniziative.