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Massimo Dapporto è un “Ladro di razza” da non perdere

Massimo Dapporto è un “Ladro di razza” da non perdere al teatro San Babila di Milano fino al 29 marzo. L’attore milanese domina la scena con un’abilità e un carisma che lo calano alla perfezione nel personaggio, un piccolo truffatore romano che ha sempre vissuto di espedienti fino all’incontro con una donna, una zitellona benestante di origini ebree (la convincente Susanna Marcomeni) che, suo malgrado, gli cambierà la vita. Siamo infatti nella Roma a cavallo del 16 ottobre del 1943, il giorno tristemente noto per il rastrellamento del ghetto, una data che, inevitabilmente, protagonista della scena. Nel cast anche un efficace e vivace  Blas Roca Rey. Lo spettacolo, scritto da Gianni Clementi e diretto da Marco Mattolini, è una produzione di Teatro San Babila e Fama Fantasma Srl.

Ladro Razza dapporto 3

Difficile catalogare un simile testo, commedia e tragedia (di un popolo intero e della sua nazione) si intrecciano  in un testo che richiama il grande cinema italiano. Neorealismo certo, a cui è evidentemente ispirato, ma non solo. L’orizzonte è molto più ampio. Vengono infatti in mente gli eroi piccoli piccoli di Mario Monicelli (Vittorio Gassman e Alberto Sordi ne “La grande guerra”) a anche Roberto Benigni ne “La vita è bella” non solo per il contesto storico, ma per la capacità di analizzare, raccontare e probabilmente anche stigmatizzare, un modo tutto italiano di affrontare le tragedie della storia.

Ladro di razza 2

“Ladro di razza”  indaga in chiave di tragicommedia un momento della nostra storia.  Momenti di trascinante comicità si alternano a parentesi di riflessione e commozione, regalando allo spettatore 3 personaggi da ricordare.  Tito, Oreste e Rachele, infatti, protagonisti di questa piccola, minuscola e, per certi versi, ridicola storia diventano il tramite per raccontare un’Italia in guerra, una Roma allo stremo, ma ancora capace di sussulti d’orgoglio. “Ladro di razza” è una storia di ingenuità e fame, di illusioni e inganni, di risate e lacrime,  quando le parole onore, compassione e orgoglio avevano ancora un significato.

Ladro di razza 1

Roma 1943. Un modesto ladro e truffatore, Tito, abituato a inventarsi la vita, esce dal carcere, dopo aver scontato l’ennesima pena. Non può tornare a casa dei suoi, perché sulle sue tracce c’è un usuraio, noto per la sua crudeltà. Decide quindi di rifugiarsi nella catapecchia di Oreste, suo amico d’infanzia, che lavora come operaio nelle fornaci di Valle Aurelia. Tito deve assolutamente trovare al più presto dei soldi, per placare l’ira del “cravattaro”. Conosce casualmente una ricca zitella ebrea, Rachele, che vive da sola in un appartamento lussuoso del ghetto. Sarà lei la sua vittima. Tito la corteggia e, dopo un’estenuante resistenza della donna, riesce finalmente ad entrare nelle sue grazie. Ormai è di casa e pronto per il furto, in cui coinvolge anche l’amico fornaciaro.  E’ l’alba del 16 ottobre 1943, il momento del rastrellamento degli ebrei nel ghetto di Roma da parte dei nazisti. In questa storia, mai il detto “Al posto sbagliato nel momento sbagliato” fu più puntuale. Ma il piccolo uomo Tito, opportunista e vigliacco, catapultato di colpo in un episodio storico dirompente, scoprirà in sé un inaspettato coraggio che gli consentirà un grande riscatto.

“E’ importante mettere in scena questo testo con un allestimento e un cast totalmente nuovi a tre anni di distanza dalla sua breve uscita sulla scena romana, perché riferendosi ad un momento ormai lontano ci fa riflettere sul presente più attuale, sull’estraneità delle persone rispetto ai grandi fatti della storia e della politica, sulla profonda incidenza dell’incertezza economica e sociale sulle scelte morali delle persone, sull’eterno confronto fra l’adeguarsi allo status quo, alla situazione dominante per quanto sinistra e inaccettabile si percepisca e la tentazione/coraggio di ribellarsi” sostiene Marco Mattolini che poi aggiunge: “Un certo clima del testo che si immerge nell’immaginario del neorealismo cinematografico italiano del dopoguerra fa da prisma per sottolineare il valore emblematico della vicenda e la sua attualità”.

COME DOVE E A QUANTO

Appuntamento al Teatro San Babila di Milano Corso Venezia, 2/A – 20121 Milano
Martedì – Giovedì – Venerdì – Sabato ore 20.30
Mercoledì – Domenica ore 15.30
Biglietti da euro 22 a euro 27,50